Smart Vibe Coding è lo studio di Leonardo Villella. Costruiamo software descrivendo in linguaggio naturale che cosa deve fare, lo facciamo generare a un agente AI e poi lo verifichiamo prima che tocchi un utente vero. Prototipi, MVP, automazioni interne, piccoli tool che nessuna azienda venderebbe come prodotto ma che a te servono lunedì mattina. Qui sotto trovi come lavoriamo, quando il vibe coding conviene davvero, quando lo sconsigliamo, e le guide che abbiamo scritto sugli strumenti che usiamo ogni giorno.

Che cosa costruiamo con il vibe coding

Il vibe coding è il modo di sviluppare software in cui l'intento si esprime a parole e un agente AI produce il codice, che poi si valuta soprattutto per come si comporta. Il termine lo ha coniato Andrej Karpathy nel febbraio 2025. Da allora è passato da provocazione su X a pratica di lavoro quotidiana per una fetta crescente di sviluppatori in Italia.

Nel concreto, in questo studio finisce quasi sempre in quattro tipi di lavoro.

  • Prototipo navigabile — un'idea che diventa qualcosa da cliccare in pochi giorni, per capire se regge prima di investirci mesi. Interfaccia vera, dati finti.
  • MVP — la prima versione di un'app che deve funzionare con utenti reali: autenticazione, database, deployment. Qui il codice generato lo leggiamo tutto.
  • Automazione interna — lo script che sposta file, riconcilia due esportazioni, spedisce un promemoria. Piccolo, brutto, utilissimo. È il terreno dove il vibe coding rende di più.
  • Tooling per il team — una dashboard che legge i dati che già avete e li mostra in una schermata sola, invece di tre fogli di calcolo aperti insieme.

Quello che non facciamo: gestionali critici da rifare da zero, sistemi che maneggiano dati sanitari o finanziari sensibili, migrazioni di basi di codice legacy da centinaia di migliaia di righe. Non perché l'AI non sappia scrivere quel codice. Perché l'economia del vibe coding — velocità alta, revisione selettiva — lì si rovescia contro chi la usa.

Come funziona il vibe coding nel nostro flusso di lavoro

Il malinteso più diffuso è che si tratti di chiedere un'app e aspettare. Non è così. Il tempo che prima passavi a scrivere codice adesso lo passi a scrivere vincoli, e a leggere che cosa è successo.

Il nostro flusso di lavoro ha quattro momenti, e il terzo è quello che quasi tutti saltano.

  1. Brief scritto, non parlato. Prima di aprire qualsiasi strumento mettiamo per iscritto input, output attesi, casi limite e le tre cose che il software non deve fare. Un prompt in linguaggio naturale vale quanto vale questo documento.
  2. Generazione a blocchi. Non chiediamo l'applicazione intera in un colpo. Chiediamo una funzionalità per volta, con il contesto del progetto già caricato, e ogni blocco di codice deve girare prima di passare al successivo.
  3. Checkpoint umano. A ogni passaggio qualcuno guarda il codice generato. Non sempre riga per riga — ma sempre le parti che toccano il database, l'autenticazione e i dati degli utenti. Questo è il punto in cui il vibe coding smette di essere un rischio.
  4. Iterazione sul comportamento. Si prova, si rompe, si racconta all'agente esattamente che cosa è andato storto, si ri-genera. Il feedback preciso vale dieci prompt generici.

Nella mia esperienza il collo di bottiglia si è spostato: non è più scrivere il codice, è decidere che cosa deve fare e accorgersi in fretta quando l'AI ha capito un'altra cosa. Chi arriva da anni di sviluppo tradizionale all'inizio fa fatica proprio qui.

Quando il vibe coding conviene, e quando lo sconsigliamo

Non è una tecnica universale. È una tecnica con un profilo di rischio preciso, e il profilo dipende quasi solo da una domanda: che cosa succede se questo software sbaglia?

Contesto Vibe coding Perché
Prototipo da buttare Consigliato L'errore costa un pomeriggio. La velocità vale più della pulizia.
Automazione interna Consigliato Pochi utenti, tutti dentro l'azienda, effetti reversibili.
MVP con utenti reali Con revisione integrale Funziona, ma ogni riga che tocca dati o pagamenti va letta.
Software che gestisce dati sensibili Sconsigliato Una vulnerabilità introdotta e non vista costa molto più del tempo risparmiato.
Basi di codice legacy grandi Sconsigliato L'agente non ha il contesto storico. Genera codice corretto nel posto sbagliato.

Il rischio meno raccontato non è il bug. È il debito tecnico invisibile: software che funziona, che nessuno ha letto davvero, e che fra otto mesi va modificato da qualcuno che non era nella stanza. Per questo consegniamo sempre il codice sorgente e una nota su come è stato costruito, invece di una scatola nera.

Gli strumenti di vibe coding che usiamo davvero

L'ecosistema si è stabilizzato attorno a poche categorie. Abbiamo provato molto di più di quello che è rimasto in uso: questi sono quelli che hanno superato la prova del lavoro vero, non della demo.

Strumento Dove lo usiamo
Claude Code Task multi-step su repository reali, direttamente dal terminale.
Cursor Editing su più file con il contesto del progetto caricato.
GitHub Copilot Suggerimenti riga per riga dentro l'editor, quando il codice lo scriviamo noi.
v0 Dal prompt a un'interfaccia utente in React da cui partire.
Bolt App web complete generate nel browser, per le demo veloci.
ChatGPT e Gemini Ragionamento sul problema prima di scrivere il prompt operativo.

Ho testato ciascuno di questi su progetti diversi e la conclusione è noiosa: nessuno vince sempre. Cambia il tipo di lavoro. Un generatore di UI è sprecato per un'automazione da riga di comando, e un agente CLI è il modo peggiore di disegnare una schermata.

Che cosa controlliamo prima di consegnare

Un'applicazione generata da un agente può essere funzionante e sbagliata insieme. Sono due cose diverse. La lista sotto è il minimo che verifichiamo su ogni progetto, anche il più piccolo.

  • I dati sensibili non finiscono nei log, nel repository o in una variabile scritta in chiaro dentro il codice sorgente.
  • Le query al database sono parametrizzate. L'AI a volte concatena stringhe: sembra identico, non lo è.
  • La gestione degli errori esiste. Il codice generato tende a immaginare che tutto vada bene.
  • Le dipendenze installate esistono davvero e sono mantenute. Un framework inventato dal modello è un problema che scopri in produzione.
  • C'è almeno un test automatico per ogni comportamento che conta.

Cinque punti. Trenta minuti. Sono la differenza fra un MVP e un incidente.

Vibe coding, no-code e sviluppo tradizionale

Le tre cose vengono confuse spesso, e la confusione costa soldi a chi commissiona il lavoro.

Con il no-code componi funzionalità già pronte dentro una piattaforma: rapidissimo finché resti dentro quello che la piattaforma prevede, muro quando esci. Con il vibe coding ottieni codice sorgente vero, tuo, modificabile da qualsiasi programmatore — solo che la prima stesura non l'hai scritta tu. Con lo sviluppo tradizionale ogni riga passa da una persona: più lento, più costoso, e ancora l'unica strada quando il software deve reggere anni.

La domanda utile non è quale sia il migliore. È quanto ti costa sbagliare, e quanto in fretta ti serve una risposta.

Le guide di Smart Vibe Coding

Abbiamo scritto quello che avremmo voluto leggere quando abbiamo iniziato. Tutto in italiano, tutto provato prima di pubblicarlo.

Lavorare insieme

Se hai un'idea da mettere alla prova, un processo interno che vi mangia ore ogni settimana o un prototipo da portare davanti a qualcuno, scrivici. Partiamo sempre da una chiamata in cui capiamo se il vibe coding è la strada giusta per il tuo caso. A volte la risposta è no, e te lo diciamo.

Studio operativo in Toscana, lavoro da remoto in tutta Italia. Scrivimi dalla pagina contatti.

Domande frequenti sul vibe coding

Che cos'è il vibe coding, in una frase?
È sviluppare software descrivendo in linguaggio naturale il risultato che vuoi, lasciando che un agente di intelligenza artificiale generi il codice, e valutandolo soprattutto per come si comporta invece che riga per riga.
Serve saper programmare per fare vibe coding?
Per uno script personale no. Per un software che usano altre persone sì. Senza basi non riconosci il codice generato che sembra corretto e non lo è, e il problema esce fuori quando ci sono utenti veri.
Quanto ci vuole per un prototipo?
Per un prototipo navigabile con dati finti, di solito da tre a cinque giorni lavorativi. Per un MVP con database e autenticazione servono settimane, perché la maggior parte del tempo se ne va nella revisione e nei test, non nella generazione.
Il codice resta mio?
Sì. Consegniamo il codice sorgente completo e la documentazione di come è stato costruito. Nessun blocco su una piattaforma, nessuna scatola nera: qualsiasi sviluppatore può riprenderlo.
Il vibe coding va bene per un'app che gestisce dati sensibili?
Non nella sua forma pura. Su dati sanitari, finanziari o personali il codice generato va riletto integralmente e sottoposto a una verifica di sicurezza. Se il budget non copre quella verifica, sconsigliamo l'approccio.
Che differenza c'è rispetto a una piattaforma no-code?
Il no-code ti dà velocità dentro i confini della piattaforma e un muro quando li superi. Il vibe coding ti dà codice sorgente vero, che puoi modificare, ospitare dove vuoi e far crescere.

Smart Vibe Coding

A cura di Leonardo Villella — Life Coach ICF PCC, Formatore, Imprenditore digitale